Curare varicocele maschile e varicocele pelvico femminile a Napoli.

Il varicocele è una varice che nell’uomo è nel testicolo e nella donna al di sopra dell’utero e intorno alle ovaie.

E’ una patologia molto frequente e poco conosciuta, specie nella donna, che può portare a sterilità e ad altri problemi a carico dell’apparato genitale.

Varicocele nell'uomo: dilatazione del plesso pampiniforme.

Varicocele nell’uomo: dilatazione del plesso pampiniforme.

Qualche anno fa, durante le visite per l’arruolamento al servizio militare obbligatorio, molti ragazzi ricevevano diagnosi di varicocele: ecco che il “sacco di vermi” all’interno del sacco scrotale, che altro non era che la varicosità del plesso venoso pampiniforme, veniva scoperto dal medico che con un esame eco-color-doppler confermava la presenza di varicocele. Oggi che il servizio militare non è più obbligatorio la diagnosi viene posta in età più avanzata quando l’uomo non riesce ad avere figli: l’esame del liquido seminale evidenzia il basso numero degli spermatozoi ed altre anomalie la cui causa è l’aumento della temperatura dovuto alla varice che “ristagnare” il sangue, non permettendo ai testicoli la spermatogenesi (produzione di spermatozoi).

Varicocele pelvico: nella donna causa dolori durante il ciclo mestruale e durante i rapporti sessuali

Varicocele pelvico: nella donna causa dolori durante il ciclo mestruale e durante i rapporti sessuali

Nella donna invece, la diagnosi è più difficile in quanto le varici interne danno una sintomatologia più subdola che viene spesso confusa con infezioni : la “sindrome da congestione pelvica” si presenta con dolore diffuso alla pelvi durante il ciclo mestruale (dismenorrea), dolori durante i rapporti sessuali (dispareunia) , senso di pesantezza pelvico, varici agli arti inferiori. Tali sintomi giustificano l’esecuzione di un esame eco-color-doppler intravaginale che evidenzia la presenza di varici pelviche.

L’intervento per curare il varicocele a Napoli.

Oggi fortunatamente si può intervenire, sia nell’uomo che nella donna, in maniera minimamente invasiva, senza anestesia totale o spinale (il paziente resta sempre cosciente!) con un intervento di scleroembolizzazione sotto guida flebografica. Il radiologo vascolare interventista entra nel sistema venoso attraverso una vena periferica (in genere quella femorale posta nell’inguine) e con un filo “guida”, raggiunge le vene pelviche che vengono “colorate” grazie ad un liquido radio-opaco chiamato mezzo di contrasto iniettato attraverso un tubicino di plastica chiamato catetere venoso. Confermata la diagnosi già fatta con l’eco-color-doppler, dallo stesso catetere viene iniettata una schiuma sclerosante capace di sclerotizzare ovvero distruggere la vena varicosa causa del varicocele; talvolta oltre alla schiuma possono essere rilasciate anche delle spirali (di materiale biocompatibile) che occludono la vena.

Rispetto all’intervento chirurgico, che prevede la chiusura della vena con una legatura chirurgica sotto anestesia spinale o totale, l’intervento di “scleroembolizzazione” di varicocele è molto più sicuro, veloce e più selettivo in quanto le vene da chiudere sono visualizzate direttamente con la flebografia; inoltre fastidiosi frequenti effetti collaterali dell’intervento chirurgico come l’idrocele post-chirurgico(che richiede a sua volta un intervento chirurgico di “eversione della tunica vaginale” con altra anestesia) non sono presenti con la metodica radiologica. Molti studi hanno messo in evidenza come la scleroembolizzazione sia efficace nell’aumentare il numero di spermatozoi con una riduzione significativa di effetti collaterali.

Nella donna la scleroembolizzazione rappresenta l’unica soluzione efficace e spesso risolutiva in quanto la terapia farmacologica ormonale (molto spesso non tollerata o possibile) risulta il più delle volte inefficace.

Ad oggi abbiamo trattato numerosi casi ed il tasso di recidiva (ovvero la “riapertura” della vena) è molto basso; la recidiva purtroppo è anche possibile con la chirurgia tradizionale.

Presso il Centro Medico Gargano il dottor Ciro Gargano esegue sia l’eco-doppler-transvaginale che l’intervento di scleroembolizzazione.

Il nostro protocollo per la cura del varicocele maschile e del varicocele femminile.

Ricordiamo che secondo le recenti linee guida del 2013 del Nice (Regno Unito) e del 2011 dell’American Venous Forum il gold standard per il trattamento della Sindrome da Congestione Pelvica è la Scleroembolizzazione con schiuma con e senza spirali.

Linee guida del 2011 dell' American Venous Forum

Linee guida del 2011 dell’ American Venous Forum

Il protocollo prevede per tutti i pazienti:

Esame eco-color-doppler con ecografo dedicato con sonda ad alta frequenza; l’esame è effettuato sia in clinostatismo (paziente sdraiato) che in ortostatismo (all’inpiedi) e vengono esaminate le vene che drenano i testicoli, il plesso pampiniforme, le vene iliache, femorali e le vene renali; il paziente viene invitato ad effettuare la manovra di Valsalva (ovvero gli si chiede di comprimere i muscoli della pancia e trattenere l’aria) questo per esaminare il flusso all’interno delle vene durante l’aumento della pressione nell’addome.
L’esame è completato con una ecografia testicolare al fine di una misurazione esatta del volume testicolare (in alcuni casi il varicocele può essere associato ad una riduzione del volume testicolare) ed eventualmente vengono evidenziate la presenza di idrocele (accumulo di liquido intorno alla tunica albuginea, membrana che riveste il testicolo) oppure di eventuali cisti o noduli. Al termine dell’esame al paziente viene rilasciato un referto dettagliato con le immagini ecografiche con la diagnosi di varicocele ed il suo grado (da 1 a 5).

Nella donna invece si utilizza una sonda endocavitaria quindi transvaginale per la corretta valutazione dell’utero, ovaie e delle vene che in caso di varicocele pelvico appariranno dilatate e refluenti. L’esame anche in questo caso viene effettuato sia in clino che in ortostatismo ed è sempre assistito da una infermiera qualificata presente durante l’esecuzione dell’esame.

Il paziente positivo al doppler diventa un candidato alla flebografia: questo è un esame eseguito in struttura ospedaliera in regime di day-hospital.

Il giorno dell’intervento tutti i pazienti effettuano: visita anestesiologica (anche se non si utilizza l’anestesia totale o epidurale tutti i pazienti hanno una valutazione da parte dell’anestesista che è sempre in sala durante tutti gli interventi), visita cardiologica con elettrocardiogramma, radiografia del torace ed esami del sangue e delle urine.

Con la flebografia si conferma la diagnosi eco-color-doppler tramite la colorazione dell’albero venoso pelvico per mezzo di un catetere introdotto all’interno della vena femorale e l’iniezione di un liquido di contrasto chiamato mezzo di contrasto visibile con uno speciale rilevatore che utilizza Raggi X detto angiografo.
La vena dilatata viene quindi chiusa in maniera selettiva utilizzando una schiuma formata da una parte di farmaco sclerosante ed una parte di anidride carbonica, gas biocompatibile. Questa schiuma detta anche “mousse” farà collabire le pareti del vaso chiudendolo in maniera istantanea e duratura. Non utilizziamo aria nella preparazione della schiuma ma solo anidride carbonica medicale in quanto più sicura.
Talvolta si rende necessario l’utilizzo di spirali di vari materiali che servono a chiudere come un tappo la vena qualora la schiuma non bastasse.

Flebografia prima della scleroembolizzazione del varicocele pelvico femminile

Flebografia prima della scleroembolizzazione del varicocele pelvico femminile

Flebografia dopo la scleroembolizzazione del varicocele pelvico femminile

Flebografia dopo la scleroembolizzazione del varicocele pelvico femminile

Finito l’intervento si sfila il catetere e si applica un tamponcino all’inguine per comprimere la vena dalla quale si è entrati. Non si applicano punti di sutura (non si usano “punti”).
Il paziente torna in camera dove resta in osservazione per 4-6 ore per poi ritornare a casa e riprendere le normali attività dopo 1-2 giorni.

Non è infrequente che il paziente dopo la cura del varicocele tramite intervento endovascolare avverti un “fastidio” simile a quello che avvertiva prima dell’intervento che in genere dura qualche giorno.

Tutti i pazienti vengono ricontrollati ad 1 mese e a 6 mesi con un esame eco-color-doppler di controllo.

La nostra casistica ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo dello spermiogramma dopo l’intervento a 6 mesi dall’intervento. Il tasso di recidive con l’intervento di embolizzazione endovascolare del varicocele è del 5% con un successo tecnico del 98%.
L’intervento endovascolare per il trattamento del varicocele al contrario dell’intervento chirurgico NON richiede anestesia generale o epidurale e non ha come complicanza l’insorgenza di un idrocele testicolare (raccolta di liquido attorno al testicolo) presente in circa il 15% dei pazienti operati con l’intervento chirurgico classico (la metà di questi pazienti dovrà essere operato con un intervento di idrocelectomia in anestesia totale o spinale); inoltre non essendoci punti di sutura il ritorno alle normali attività quotidiane è molto più veloce.